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A TODO CANDOMBE

candombe afro-uruguaiano 

                  gli artigiani

José Francisco Acosta, "El Viejo Quico":

Nella storiografia della cultura afro-uruguaiana , il nome di José Francisco Acosta, noto come "El Viejo Quico", rappresenta la matrice originaria da cui discende l'intera configurazione del tambor di Candombe contemporaneo. Acosta non è stato un semplice artigiano, ma il liutaio monumentale che ha codificato e plasmato la voce stessa di questo patrimonio immateriale dell'umanità.

La maestria originale

A metà del XX secolo, in un'epoca antecedente alla massificazione e all'industrializzazione degli strumenti, José Francisco Acosta fu l'unico vero artefice e punto di riferimento a Montevideo per la fabbricazione dei tamburi. A lui si deve la progettazione e la codificazione geometrica del Tambor de Candombe nella sua forma più pura ed efficiente: il modello denominato "lapicera" a forma di barile, applicato alle tre voci della cuerda (Chico, Repique e Piano).

La sua era una liuteria di pura sussistenza, ingegno e precisione millimetrica:

  • I Materiali: Lavorava interamente a mano, senza l'ausilio di attrezzi elettrici o colle. Le doghe (duelas) venivano ricavate dal legno nobile e stagionato dei contenitori commerciali dell'epoca, specificamente dalle vecchie botti che avevano custodito tabacco ed erba mate. Questa materia prima gli veniva fornita da una figura chiave della carpenteria di Montevideo: il suocero, carpentiere .ebanista e bottaio.
  • La Tecnica: Il fusto veniva assemblato per pura pressione meccanica e ad incastro, mentre la pelle animale (la lonja) veniva tesa e fissata rigorosamente "a chiodo fisso" (clavados), un metodo che garantiva l'intonazione nativa, secca e penetrante, oggi considerata il timbro ancestrale e incontaminato del genere.

Le prime "Llamadas Oficiales" (1956)

L'impatto storico di Acosta trova la sua massima espressione nel febbraio del 1956, anno in cui le autorità di Montevideo organizzarono il primo Desfile de Llamadas ufficiale. Dietro la maestosità acustica di quel momento di svolta, che cambiò per sempre la storia culturale dell'Uruguay, c'era il lavoro silenzioso di Quico Acosta.

Egli fu il fornitore ufficiale e l'artefice dei tamburi per i direttori e i componenti di tutte le storiche comparsas dell’epoca, molte delle quali videro la luce anche grazie al suo diretto impulso fondativo. Acosta ha letteralmente armato le mani e scandito il passo dell'intera llamada d'origine.

Un'eredità di rispetto e umiltà

La figura del Viejo Quico Acosta incarna i valori più nobili della tradizione: una gerarchia culturale che non si fonda sulla ricerca di fama, profitto o protagonismo commerciale, ma sulla trasmissione generazionale del sapere, sull'umiltà e sul rispetto profondo per la memoria degli antenati. Ricordare la sua storia, è un atto di giustizia documentaria indispensabile per chiunque voglia comprendere o diffondere la matrice autentica del Candombe nel mondo.

Nota dell'autore: Questa lista nasce dal rispetto profondo e dalla conoscenza della matrice del Candombe. Non è intenzione di questo spazio escludere nessuno; la storia e la famiglia del nostro tambor sono immense, collettive e vive. Questa genealogia rimane sempre aperta per accogliere e aggiungere altri luthiers che hanno dedicato e dedicano la vita a dare una voce al legno e alla pelle.

L'Ordine del Rispetto: Gerarchia e Umiltà

Nel Candombe la gerarchia viene marcata chiaramente, ma non va intesa come una scala di potere, di fama o di arroganza. È una gerarchia che poggia su due pilastri profondi: l'umiltà e il rispetto.

Questa struttura serve a definire la separazione dei ruoli, affinché la cuerda parli un idioma comune dove ogni tambor sa esattamente cosa fare e come ascoltare l'altro. Ma soprattutto, serve a mantenere viva la memoria per sapere sempre da dove arriva la nostra storia. Riconoscere la linea dei maestri e delle famiglie d'origine è l'unico modo per onorare gli antenati e proteggere la purezza del patrimonio.

La Genealogia del TAMBOR

 

José Francisco Acosta — "El Viejo Quico": La storia della liuteria contemporanea si consolida e trova la sua radice zero in questa figura monumentale. Prima di lui, la memoria si ferma: si sa solo che apprese l'arte da suo suocero, il carpentiere, ebanista e bottaio. Acosta è il responsabile della creazione del Tambor de Candombe nella sua configurazione moderna, lo strumento "lapicera" a forma di barile. Lavorando interamente a mano, senza attrezzi elettrici o colle, assemblava le doghe (duelas) ricavate dal legno delle vecchie botti di tabacco e di erba mate. La pelle animale (la lonja) veniva fissata rigorosamente "a chiodo fisso" (clavados). Fabbricò personalmente i tamburi per tutte le comparsas che parteciparono alle prime Llamadas Oficiales di Montevideo nel 1956, e fu il fondatore di comparsas storiche come Guerreros del Congo e Lanceros.

Quico Acosta (Figlio) & Angel Acosta Martinez (Nipote): Custodi del nome, del sangue e delle tecniche apprese direttamente nella bottega del patriarca originale, garantendo che la linea di trasmissione diretta di Quico Acosta prosegua nel presente.

Bienvenido Martínez — "Juan Velorio": Apprese il mestiere aiutando il Viejo Quico Acosta a costruire i tamburi. Una volta messosi in proprio, rendendo le doghe più larghe, allargò la pancia e la bocca dello strumento, dandogli una nuova forma a pera (perita). Da un suo racconto, durante un ensayo (prova) della comparsa Esclavos de Nianza, Ernesto Gares e Quico Acosta, presenti all'esibizione, fermarono momentaneamente le prove e chiesero chi avesse fatto quei tamburi con quella forma. Alla risposta "Juan Velorio", Quico Acosta, dimostrando l'umiltà e il rispetto che governano questa cultura, fece i complimenti a Juan e lo esortò a continuare su quella strada. Nelle sue ricerche successive, Juan Velorio non trovò mai un nome di luthier antecedente a quello di Quico. Oggi è riconosciuto come uno dei migliori luthier di tutti i tempi, dal quale tutti prendono esempio per la forma dei tamburi.

José Luis "Cabeza" Montrassi: Da ragazzino entrò nella bottega di Juan Velorio per aiutarlo, assimilando l'arte ed ereditando la nuova concezione del fusto bombato, diventando l'artefice di strumenti straordinari e dalle finiture bellissime. I suoi tamburi a chiodo fisso hanno dato voce ai quartieri storici. Nel 1979, per la comparsa Esclavos de Nianza, accettò la sfida ingegneristica lanciata dal direttore Ernesto Gares, costruendo il tamburo più grande della storia del Carnevale uruguaiano (57 cm di bocca, 73 cm di panza e 37 cm di culata), sfilato grazie alla forza fisica di "Queca" Sánchez, del Buceo.La testimonianza di A Todo Candombe: Siamo arrivati a suonare personalmente i suoi strumenti a Montevideo, all'interno dello storico locale del celebre artista e attivista Julio Olivera ("La Muestra "), che custodiva una cuerda di sei tamburi fabbricati da Montrassi. Nel 1990, Julio Olivera viaggiò in Italia insieme al gruppo di diffusione culturale Candagro, realizzando riprese storiche per far conoscere la matrice afro-uruguaiana oltreoceano.

El Pocho Guilleron: Maestro ricordato per la precisione millimetrica nella scelta delle casse armoniche e per il rispetto assoluto dei tempi della natura. Utilizzava il legno di rovere e fu il primo in assoluto a usare le lastre delle radiografie (placas di raggi x) per i suoi strumenti.

El Gitano Celestino: Figura leggendaria della liuteria, la cui sapienza rappresenta la pura essenza del cortile di Montevideo.

Sotelo: Maestro costruttore ricordato nella storia della strada per la solidità dei suoi fusti e per la capacità di dare al legno una resistenza acustica unica.

El Zurdo Conde: Artigiano fondamentale, celebre per la profondità e la risonanza dei suoi strumenti, un punto di riferimento per la durevolezza dei tamburi nati dalle sue mani.

Fernando "Lobo" Núñez: Riconosciuto come Cittadino Illustre di Montevideo, il suo laboratorio "El Power" nel Barrio Sur è un pilastro fondamentale e un centro nevralgico della cultura afro-uruguaiana attuale.

Alejandro Prieto (Tambores Eco's): Stimato liutaio che ha riscoperto il mestiere da autodidatta, studiando la carpenteria dei vecchi tonnellieri per ritrovare il suono perfetto.

Álvaro Rabasquiño: Maestro che unisce una produzione costante per le comparsas a un rispetto totale per l'anima acustica del legno.

Joan Fernández (Joan Tambores): Riconosciuto per aver sistematizzato e studiato la liuteria delle duelas a partire dal 1995 [Joan tambores].

Rolo Tambores: Esponente che mantiene viva la tradizione costruttiva con rispetto e dedizione assoluta.

Gustavo Fernández (Tambores Magaluna — Atlántida, Canelones): Nel suo laboratorio ad Atlántida, è storicamente riconosciuto e apprezzato per l'introduzione e il perfezionamento del sistema dei tensori interni (tensores internos). Questa innovazione permette un'accordatura meccanica precisa dall'interno dello strumento, lasciando il fusto di legno esternamente liscio, pulito e fedele alla linea estetica tradizionale [Tambores Magaluna].

Cesar Castro (Buenos Aires, Argentina): Punto di riferimento per la comunità candombera argentina, capace di ricreare la qualità di Montevideo sulle sponde del Río de la Plata.

Artigas Martirena (Buenos Aires, Argentina): Costruttore fondamentale basato in Argentina, che contribuisce a mantenere intatta la qualità e la tradizione della liuteria fuori dai confini uruguaiani.

Los Bongas (Buenos Aires, Argentina): Rinomato laboratorio argentino che si dedica alla fabbricazione dei tamburi rispettando i criteri costruttivi tradizionali, rispondendo alle esigenze dei suonatori della diaspora.

Rigon Percusión (Spagna) & Tambores Bea: Realtà e marchi che permettono alla diaspora uruguaiana e ai musicisti europei di accedere a strumenti fatti con criteri tradizionali nelle strade del mondo.

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