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A TODO CANDOMBE

candombe afro-uruguaiano 

                      chi siamo

Le Radici e La Comunità

A TODO CANDOMBE nasce prima di avere questo nome.

La sua storia affonda le radici in una comunità che, dalla fine degli anni '80, dopo essere arrivata in Italia, ha continuato a mantenere vive le proprie tradizioni, la propria cultura e il legame con le proprie radici. Tra queste tradizioni c'è il Candombe: un ritmo, una cultura, una forma di espressione e, soprattutto, uno stile di vita. Un modo di stare insieme, di condividere, di riconoscersi e di mantenere vivo, anche lontano dalla propria terra, qualcosa che appartiene profondamente a noi.

In questo percorso, una figura centrale è Fabián Suárez, che già negli anni '90 iniziò a portare il Candombe fuori dalla comunità uruguaiana, contribuendo a farlo conoscere e a diffonderne la cultura in Italia.

Il Candombe lo abbiamo mantenuto vivo vivendolo. Era presente nei momenti importanti della nostra comunità: nelle feste di compleanno, per celebrare una nascita, nei battesimi, nelle comunioni e nei matrimoni, così come a Pasqua, a Natale e per i Re Magi San Baltazar. Ma era presente anche nei momenti più difficili, nel lutto e nel dolore, quando avevamo bisogno di stare insieme e sostenerci. Era lì per dare il benvenuto alla vita e per accompagnare l'ultimo saluto.

Perché il Candombe non era soltanto musica o festa: era il nostro modo di stare insieme, di celebrare la vita, di affrontare il dolore e di mantenere vivo quel legame con le nostre radici, anche lontano da casa.

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I Primi Passi

I nostri primi passi nelle esibizioni pubbliche risalgono agli anni '90, al Latinoamericando di Assago. Era un Candombe lontano dalle forme che avrebbe assunto in seguito. Ci presentavamo in modo spontaneo, come una cuerda de tambores, senza costumi e senza una vera organizzazione scenica. Al massimo, qualche bandiera dell'Uruguay a testimoniare la nostra appartenenza.

Non partecipavamo alle iniziative ufficiali. La nostra era una llamada che prendeva vita allo stand LA PULPERIA, dove si respirava e si assaporava un po' di Uruguay attraverso i chivitos, i chorizos, l'asado e gli altri piatti della nostra terra. Era semplice, spontaneo e soprattutto vero. Suonavamo perché era quello che facevamo da sempre, perché il Candombe faceva parte di noi.

Ed è proprio da questa spontaneità che prende forma il percorso di Fabián Suárez nella diffusione del Candombe in Italia, prima ancora che esistesse un nome, prima dei costumi, delle manifestazioni e delle formazioni organizzate.

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La Nascita di un Nome

Nel 2007 ci invitano a partecipare, sempre come cuerda de tambores, a una festa all'Idroscalo di Milano. Per quell'occasione avevamo bisogno di un nome. Uno dei ragazzi lo propose quasi per scherzo: "La Ke Manda", e così per quella circostanza nacque questo nome.

Nel 2009 partecipammo al carnevale organizzato dal Latinoamericando e fummo invitati anche alle celebrazioni per i 200 anni dell'indipendenza dell'Ecuador a Milano. Per quell'occasione ci trovammo davanti a una nuova sfida: non avevamo ancora i costumi necessari per presentarci nel formato di una comparsa.

Ma proprio in quel momento arrivò un regalo che non dimenticheremo. Una parte della nostra famiglia si era già trasferita a Madrid: gli Albin Vidarte, famiglia candombera da sempre, pluripremiati nel carnevale uruguaiano fin dagli anni '70 e riconosciuti come referenti del Candombe. A Madrid furono inoltre i creatori della prima comparsa di Candombe, con più di 40 tambores e oltre 150 integranti.

Per quell'occasione ci fecero un enorme regalo: ci portarono i costumi da comparsa, i domino che indossano i tamborileros. E fu proprio sulla parte posteriore dei domino che comparve per la prima volta una scritta: A TODO CANDOMBE. Da quella scritta nacque il nostro nome. Un nome che non fu scelto a tavolino, ma che arrivò in modo naturale, attraverso la nostra famiglia, il Candombe e un gesto di generosità che ancora oggi fa parte della nostra storia.

Da quel momento iniziarono le nostre partecipazioni, in diverse città del Nord d’Italia e a Roma. Abbiamo portato il Candombe al Latinoamericando di Assago, Milano Latin Festival, LATINFIEXPO Malpensa, ExpoMilano2015, Fabbrica del Vapore, Festival Internazionale della Poesia, Festa della Letteratura. Abbiamo partecipato anche a iniziative di beneficenza, tra cui quella a favore della Sierra Leone durante l'emergenza Ebola, e ad attività organizzate dal Consejo Consultivo e dall'Associazione Mario Benedetti.

Abbiamo accompagnato musicalmente artisti uruguaiani residenti in Italia e condiviso il palco con i C1080 nel concerto di Jorge Drexler, accompagnato il cantautore Cèsar Rivero  nel concerto di presentazione del suo disco, accompagnato Angel Gallzerano e partecipato alla parata dell’Uruguay Day insieme ai C1080. A queste esperienze si sono aggiunti i laboratori e numerose altre feste e sagre in diverse città d'Italia, continuando a portare il Candombe fuori dalla nostra comunità e a condividerlo con un pubblico sempre più ampio.

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La Trasmissione ( il legado)

Ma una storia non è fatta soltanto di ciò che si porta avanti: è fatta anche di ciò che si riesce a trasmettere.

Dal 2007, con la crescita di Mikaela, figlia di Fabián Suárez, il percorso assume anche un altro significato: quello della trasmissione del Candombe alle nuove generazioni. Mikaela cresce dentro questa cultura, non soltanto ascoltandola, ma vivendola. Cresce tra tambores, llamadas, feste e manifestazioni, imparando che il Candombe non è qualcosa che semplicemente si suona, ma qualcosa che si porta dentro.

E quella trasmissione comincia a uscire, ancora una volta, dai confini della comunità. Mikaela frequenta l'Orchestra Junior della Verdi di Milano, dove suona insieme agli altri allievi. Anche in quel contesto il Candombe entra nel suo percorso musicale: i tambores incontrano gli altri strumenti dell'orchestra e una tradizione nata dall'altra parte dell'oceano viene condivisa con giovani musicisti italiani.

E c'è un momento particolarmente significativo che racconta tutto questo percorso. Per entrare alla Verdi, Mikaela si esibisce con i tambores di Candombe. È un’immagine che racchiude una parte importante della nostra storia: una bambina nata in Italia, cresciuta dentro una tradizione portata in Italia dal padre che, proprio attraverso quella tradizione, si presenta davanti a un'istituzione musicale italiana. Il Candombe, ancora una volta, esce dalla comunità e incontra un nuovo mondo.

Non viene semplicemente conservato. Viene vissuto, trasmesso e condiviso. Da Fabián a Mikaela, dalla famiglia alla comunità, dalla memoria alla nuova generazione.

Questo è IL LEGADO (la trasmissione). Un legado che nasce dall'Uruguay, attraversa una famiglia, cresce in Italia e continua a vivere attraverso chi lo riceve e sceglie di portarlo avanti.

A TODO CANDOMBE

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