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A TODO CANDOMBE

candombe afro-uruguaiano 

      comparsa e peronaggi tipici

Le origini della comparsa del candombe

Le sue origini risalgono alla fine del XVIII e all'inizio del XIX secolo a Montevideo, in Uruguay.

È nata direttamente dalla resistenza culturale degli africani ridotti in schiavitù e dei loro discendenti, fondendo le tradizioni di oltre venti popoli africani (principalmente di origine bantu, provenienti dal Congo e dall'Angola) che furono deportati con la forza in questa regione.

L'evoluzione della comparsa è passata attraverso tre fasi chiave:

1. Le "Salas de Nación" (Era Coloniale)
Durante il Vicereame, gli africani schiavizzati e liberati si raggruppavano in base alla loro origine etnica in quelle che venivano chiamate "Salas de Nación" (come los Congos, los Benguela o los Minas). Queste società fungevano da spazi di mutuo soccorso, ma erano anche l'unico luogo in cui era loro permesso di ricreare privatamente i propri canti, le proprie lingue, i propri riti religiosi e le proprie danze. In questi raduni venivano rappresentate le pantomime delle incoronazioni dei re del Congo, gettando così le basi teatrali ed estetiche per la comparsa.

2. La performance di strada e la nascita della comparsa
Con il progredire del XIX secolo e l'abolizione della schiavitù, le varie "nazioni" iniziarono a spostare le loro celebrazioni dalle stanze chiuse agli spazi pubblici, sfilando per le strade al ritmo dei tamburi. Col tempo, questi gruppi si organizzarono formalmente e adottarono il nome di candombe comparsa (o "Sociedad de Negros y Lubolos", termine usato quando i bianchi si dipingevano il viso di nero per partecipare al carnevale).

3. Il rifugio delle case popolari (XIX e XX secolo)
Il candombe moderno e la sua comparsa hanno assunto la loro forma definitiva nei quartieri storici di Montevideo, come Barrio Sur e Palermo. Lì, i conventillos (abitazioni collettive di immigrati e afrodiscendenti) come i famosi Mediomundo, Gaboto e Ansina (quest'ultimo non era un singolo conventillo, bensì due isolati di case di ringhiera) hanno funzionato come grandi culle culturali in cui la sfilata (el desfile) della comparsa si è forgiata così come la conosciamo oggi.

Cronologia del percorso: I documenti storici

1760 — Il richiamo fuori dalle mura
Secondo i resoconti di Isidoro de María, a Montevideo, almeno dal 1760 e di domenica in domenica, “i padroni permettevano ai loro schiavi di andare nei loro ‘piccoli campi’ allineati lungo il muro che racchiudeva e proteggeva la città”.

In questi piccoli spazi di terra battuta, ricoperti da uno strato di sabbia, si radunavano tutti gli africani secondo la loro nazione. Ogni gruppo chiamava (llamaba) i propri compagni, che uscivano dalle case dei padroni e si univano a coloro che li chiamavano dalla strada o dal campo.

“E così i Cabindas, i Benguelas, i Marises, i Casanchez, i Moyolos, gli Ukolos, ecc., si radunavano la domenica per i loro canti e balli, intonando il loro ritmico yé, yé, yé, Calunga yé, eeé llumbá”, narrava Isidoro de María.

1865-1867 — La comparsa "Raza Africana"
Questo primo gruppo di persone di colore non aveva nulla a che fare con il candombe o con gli stili lubolo che conosciamo oggi. Si trattava di un gruppo di circa 50 persone, sia africane che creole, che portarono con sé ben poco delle loro tradizioni. I loro strumenti musicali includevano chitarre, violini, clarinetti e tromboni. Tra le loro danze figuravano il paso doble, i valzer e le polche. Come novità, questo gruppo introdusse il "tango" come forma di danza del popolo creolo.

1872 — Il palcoscenico
Al Teatro Solís viene organizzato per la prima volta uno spettacolo ufficiale di una compagnia carnevalesca.

1874 — La prima gara ufficiale
Il 16 febbraio 1874 si tenne la prima gara ufficiale di comparsa su un grande palco allestito in Plaza Matriz. Parteciparono trentasette gruppi, undici dei quali composti da persone di colore. La folla era numerosissima, data la novità dello spettacolo; a mezzogiorno non c'era più posto per altri spettatori.

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                    Escobero

                    Mamà Vieja

                    Gramillero

L’Escobero

Agli albori delle comparsas, il direttore di banda rivestiva un'importanza fondamentale: era lui a guidare il gruppo, segnalando l'inizio e la fine della danza con i movimenti del suo bastone.

Con il tempo, questa figura è diventata l'Escobero. Vestito con una caratteristica cintura di cuoio che gli copre le gambe sia davanti che dietro, l'uomo con la scopa apre la strada affinché la comparsa possa esibirsi al meglio. I suoi movimenti sono considerati rituali: i suoi "passaggi magici" servono ad allontanare la sfortuna e la cattiva sorte.

La tradizione ricorda anche le sfide epiche tra gruppi diversi: i due escoberos si scontravano in veri e propri duelli di abilità e forza. Il vincitore era colui che, senza mai perdere il ritmo e continuando a far roteare la scopa, riusciva a far cadere l'avversario usando spintoni, gomitate o sgambetti.

La Mama Vieja 

Lei è la bontà, la saggezza e la dignità della vecchiaia, una figura venerata nelle comunità afrodiscendenti. La Mama Vieja è la madre e la nonna di tutti, la regina indiscussa della sfilata che eredita idealmente il ruolo della Regina delle antiche Salas de Nación.

Storicamente, queste donne erano balie, lavandaie, fornaie o sarte. Anche se deportate senza libri né beni materiali, hanno trasmesso un patrimonio culturale immenso. Un ruolo fondamentale è stato quello delle balie nere: insieme al loro latte, trasmettevano ai bambini bianchi delle famiglie coloniali i canti, le ninne nanne, i miti e il fascino profondo delle credenze religiose africane, influenzando per sempre la cultura locale.

Il Gramillero 

Il Gramillero è il successore del Re della Sala de Nación. In lui rivive lo stregone, il guaritore, l'erborista della tribù. Rappresenta il legame mistico con l'Africa profonda di oltre due secoli fa.

Il suo nome deriva dalle gramillas (le erbe medicinali). Porta sempre con sé una piccola valigia con la scritta "Dottore" o "Stregone", piena di erbe con cui cura la comunità. Con la sua barba bianca e il bastone ricurvo, incarna il rispetto assoluto che la tradizione africana riserva agli anziani.

Quando danza, i suoi piedi si muovono in un tremore continuo, un movimento rituale in cui il Gramillero sembra entrare quasi in trance, riattivando una memoria corporea e spirituale che nessuna catena è mai riuscita a spezzare.

Gli altri elementi della comparsa

 

  • Lo Stendardo (El Estandarte)
    È il baluardo di maggior significato, il vero emblema d'identità della comparsa. Storicamente, il portaestandarte doveva essere un membro rispettatissimo della comunità per meritare l'onore di portarlo. Rappresenta la bandiera tribale, il totem che apre la sfilata e annuncia con orgoglio il nome, le origini e i colori del gruppo a chiunque guardi. 
  • Le Bandiere (Las Banderas)
    Grandi, colorate e maestose, le bandiere che sventolano ritmicamente sopra la folla non servono solo a fare coreografia. Originariamente, i loro colori lucenti servivano a identificare visivamente le diverse "Nazioni" africane e i quartieri di appartenenza, sventolando come un grido visivo di appartenenza e resistenza culturale. 
  • La Stella e la Mezzaluna (La Estrella y la Medialuna)
    Portati in cima a lunghi bastoni, questi due simboli astrali uniscono la cosmologia e la spiritualità. La Stella a cinque punte e la Mezzaluna nascono come tributo e profondo rispetto che gli antenati africani nutrivano verso gli astri e la natura. Nella visione sincretica afro-uruguaiana, la Luna rappresenta anche Oxum la divinità dell'acqua dolce, della fertilità e della maternità, colei che protegge e fa crescere la vita. 
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Il Corpo di Ballo e la Regina della Strada

  • Le Ballerine e i Ballerini (El Cuerpo de Baile)
    Rappresentano la forza giovane, l'energia vitale e la sensualità della sfilata. I loro passi non sono standardizzati, ma mantengono una forte radice africana fatta di movimenti sincronizzati, piedi vicini alla terra battuta e bacino flessibile. Mentre gli uomini dialogano con i tamburi, il corpo di ballo femminile crea onde di movimento che celebrano la fertilità, la liberazione dei corpi dalle catene e la gioia pura di esistere insieme. 
  • La Vedette
    La vedette è la regina indiscussa del corpo di ballo, una figura affascinante che unisce mondi diversi. Questo personaggio è in realtà "straniero" rispetto alle origini puramente africane della comparsa: è nato nei teatri di Parigi, ereditato dal carnevale di Cuba e infine trapiantato e reinventato in Uruguay nel 1949 nella comparsa de José Antonio "Macho" Lungo,  Añoranzas Negras, nel ruolo Martha Gularte.
    La vedette incarna la sensualità travolgente, il magnetismo e la bellezza della donna afro-uruguaiana. Grandi icone della cultura uruguaiana  hanno trasformato questo ruolo in un simbolo di emancipazione, orgoglio e potere femminile, ballando davanti ai tamburi in una sfida di ritmo e sguardi che ipnotizza l'intera strada.